Design & Architettura

Il futuro non arriva sempre dalle metropoli

La storia di una chiesa nel cuore della Calabria e di un territorio che ha ancora voglia di immaginare il futuro

Di Vanessa Cerminara - 7 Settembre 2026

Ci sono mesi che profumano di fogli bianchi e di ripartenze. Settembre è sempre un po’ un capodanno silenzioso: si spengono i rumori dell’estate, si rimettono in ordine i pensieri e si torna a scrivere, a cercare le parole giuste per raccontare il mondo. E quando si torna alla pagina scritta dopo una pausa, si ha bisogno di storie che sappiano rimettere in moto lo sguardo.
Dopo anni vissuti fuori, questo settembre, il secondo, non sto preparando la valigia per andar via.
Per tanto tempo ho pensato che il futuro fosse altrove, un orizzonte da rincorre altrove, un biglietto di sola andata da stringere in tasca. Così ho camminato a lungo guardando sempre avanti, convinta che per crescere bisognasse per forza allontanarsi.
La verità è che continuo a farlo, continuo a tendere verso il domani con la stessa urgenza di sempre, ma ho capito che posso farlo anche qui o meglio, la vita mi ha portato al momento a  farlo qui, radicata nella mia terra, senza bisogno di fuggire per sentirmi nel mondo. In definitiva posso farlo ovunque, ovunque finché mi abito.

A te che mi stai leggendo, magari con lo sguardo ancora sospeso tra i ricordi di un viaggio o già risucchiato nel ritmo della routine di sempre, ti voglio offrire un nuovo spunto culturale, un invito a rimettere in moto lo sguardo, a spostare l’attenzione su qualcosa che non ti aspetti di trovare dove si trova.
Ti parlerò di un luogo futuristico, di quelli che sembrano sbucati da un domani non ancora scritto, eppure sono qui, piantati nelle radici profonde a sud del nostro Paese.
Questo luogo sorprendente è La Chiesa di Santa Maria Goretti che oggi scrive il futuro. Ci troviamo a Mormanno, protetti dal Parco Nazionale del Pollino, in un angolo di Calabria che sa di roccia, vento e silenzio. Eppure, a sbucare tra i crinali, appare lei: bianca, monolitica, sinuosa. Un volume le cui curve fluide sembrano quasi dissolvere il confine tra l’architettura e la grande scultura. A guardarla per la prima volta, verrebbe da pensare a un museo d’arte contemporanea d’avanguardia, a un esperimento visionario o a qualcosa piovuto da un domani non ancora abitato. E invece è una chiesa ed è proprio da qui che comincia la parte più affascinante di questa storia.

Raccontare una terra non soltanto attraverso il passato per darle il diritto di reinventare il domani

È forse questo lo stereotipo più duro da scalfire: l'idea che le radici debbano per forza inchiodarci al passato, come se innovazione e identità fossero nemiche giurate.


Una chiesa che dialoga con il domani

Progettata da Mario Cucinella Architects e completata nel 2021, la Chiesa di Santa Maria Goretti nasce da un concorso nazionale promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana per ripensare l’architettura sacra del nostro tempo. Si sviluppa su circa 950 metri quadrati, puntando i suoi 16 metri d’altezza verso il cielo del Pollino.

La sua pianta a quadrifoglio e le linee avvolgenti strizzano l’occhio alle grandi geometrie del barocco italiano (pensiamo alla romana Sant’Ivo alla Sapienza di Borromini), ma il cemento bianco trattato con vernici fotocatalitiche restituisce un’immagine pulita, quasi lunare. Non c’è la minima volontà di fare uno sberleffo al contesto o di stupire a tutti i costi, al contrario, l’edificio si interroga su come la tradizione possa continuare a respirare nel presente senza ridursi a una copia sbiadita di se stessa.

I cliché e la meraviglia

Quando pensiamo alla Calabria, ammettiamolo, la nostra mente attiva una sorta di pilota automatico visivo. I borghi aggrappati alla roccia, le case in pietra grezza, il blu del mare, le feste patronali, i panni stesi, la memoria che si tramanda di generazione in generazione. È una bellezza immensa e reale, certo, ma rischia di diventare un’immagine a senso unico ad uso e consumo del villeggiante e non di chi quella terra la vive quotidianamente.
Raccontare una terra soltanto attraverso il suo passato significa, a poco a poco, convincersi che quel territorio non abbia il diritto o la capacità di inventarsi un domani. È forse questo lo stereotipo più duro da scalfire: l’idea che le radici debbano per forza inchiodarci al passato, come se innovazione e identità fossero nemiche giurate.
Poi, all’improvviso, ti imbatti in una chiesa del XXI secolo incastonata nel paesaggio calabrese ed in quel preciso istante, i vecchi schemi si sgretolano. Siamo abituati a pensare che il futuro debba avere per forza lo sfondo di una metropoli: i grattacieli di Milano, i quartieri di Londra, i laboratori di Tokyo ed invece capita che il futuro si specchi nella quiete di una montagna del Sud.
La Chiesa di Santa Maria Goretti non cala dall’alto un modello estraneo; al contrario, tesse una trama finissima con il paesaggio e la storia. Non è un duello tra passato e futuro, ma un matrimonio inatteso: passato con futuro.

Chiesa di Santa Maria Goretti

Location: Mormanno, Cosenza, Italy
Client: Diocesi di Cassano all’Jonio
Building Area: 950 m2
Completion: 2021

Architect: MC A – Mario Cucinella Architects
Structures: Buromilan
Plant Equipment: Ing. Paolo Scuderi, Ing. Riccardo Giannoni
Construction Management: Arch. Gaetano Leto
Artist: Giuseppe Maraniello

Main Contractor: Generali Costruzioni

 
Ceramica smaltata Opera realizzata per la Chiesa Santa Maria Goretti in Mormanno (CS). Progetto architettonico di Mario Cucinella.

Quando il progetto appartiene davvero a chi lo abita

La magia più autentica, però, non risiede soltanto nei 16 metri di cemento o nella firma di un grande studio di architettura. Il vero battito di questo luogo sta nelle persone. Pensa alla Via Crucis: formelle in creta modellate dai bambini di Mormanno, nate dai disegni dell’artista napoletano Giuseppe Maraniello. Maraniello ha firmato anche le altre opere liturgiche, dall’ambone al fonte battesimale, fino alla delicatezza della statua della Vergine Maria, fondendole con la fluidità dello spazio.

Ed è qui che l’architettura compie il suo miracolo laico e spirituale. Il contemporaneo smette di essere un corpo estraneo importato da fuori e diventa comunità. I bambini non sono semplici spettatori di un’opera d’arte contemporanea calata nel loro paese: ne sono i co-autori. Quelle piccole formelle imperfette raccontano una verità che nessun rendering patinato potrà mai replicare: un luogo diventa davvero contemporaneo solo quando sa accogliere le mani e lo sguardo di chi lo vive ogni giorno.

Varcare la soglia e cambiare frequenza

All’esterno la chiesa appare quasi austera, chiusa nella sua corazza bianca. Ma basta varcare l’ingresso per capire che l’architettura qui sa farsi abbraccio. La luce naturale piove dall’alto attraverso immensi velari di tessuto traslucido che ammorbidiscono i raggi del sole, creando un’atmosfera sospesa, quasi monastica: è  una luce che non si limita a illuminare gli spazi, li fa vibrare. E c’è una chicca che profuma di poesia e astronomia antica: il 6 luglio, giorno in cui la Chiesa celebra la memoria di Santa Maria Goretti, un raggio di sole attraversa una fenditura geometrica studiata millimetricamente per andare a illuminare in pieno il crocefisso.
La materia e il cielo che si accordano in silenzio.

Fuori, a custodire il complesso, spuntano tetti verdi, corti interne e persino un orto biologico a chilometro zero curato a servizio della comunità. E poi c’è quell’immagine potentissima all’ingresso: una grande croce scavata chirurgicamente nell’abside che, quando cala la notte e si accende dall’interno, si trasforma in un faro visibile da chilometri di distanza nella valle del Pollino. Una luce che non cancella il buio della notte montana, ma lo attraversa con eleganza.

L’architettura sacra incontra il coraggio della sperimentazione

C’è un aspetto che spesso sottovalutiamo quando pensiamo ai piccoli centri del Sud: la capacità di accogliere grandi sfide culturali. Spesso si pensa che la sperimentazione architettonica debba essere un privilegio esclusivo delle grandi capitali europee o dei contesti metropolitani più ricchi. Eppure, il progetto di Mormanno dimostra esattamente il contrario.

La scelta di affidare a uno studio del calibro di Mario Cucinella la realizzazione di un polo di culto contemporaneo in un’area interna non è stata solo una scommessa estetica, ma un atto di profonda visione politica e sociale. Significa restituire centralità ai territori marginali attraverso la bellezza, dimostrando che l’innovazione non è un corpo estraneo da subire, ma uno strumento di riscatto e di orgoglio collettivo. 

Un’architettura così complessa, che richiede una maestria tecnica notevole nella gestione delle curve continue e dei materiali ecosostenibili, trasforma un piccolo comune di montagna in un punto di riferimento internazionale per gli addetti ai lavori e non solo.
Dal 2021 a oggi, la Chiesa di Santa Maria Goretti è diventata un magnete inaspettato per il territorio. Ha iniziato ad attrarre non solo i fedeli della diocesi, ma un flusso costante e trasversale di architetti, critici d’arte, fotografi e viaggiatori curiosi provenienti da tutta Italia e dall’estero, desiderosi di toccare con mano un pezzo di design contemporaneo d’eccellenza incastonato tra i monti del Pollino. Questo ha spinto il piccolo centro calabrese fuori dalle rotte del turismo di massa, inserendolo d’ufficio nelle mappe del turismo culturale e architettonico di alto livello.

Per la comunità locale, l’opera ha rappresentato una formidabile iniezione di orgoglio civico. Vedere il proprio paese scelto per un progetto pilota di rilievo nazionale firmato da un’archistar ha rotto quel senso di marginalità che spesso avvolge le aree interne del Sud. 

La chiesa non è rimasta una cattedrale nel deserto o un oggetto da contemplare a distanza: grazie al coinvolgimento diretto dei bambini del paese nella creazione delle formelle della Via Crucis, il tempio è nato già “vestito” dalle mani di chi lo vive. È diventato uno spazio vivo, un punto di riferimento identitario che unisce la spiritualità alla riscoperta di un’estetica del contemporaneo che appartiene a tutti, dimostrando che la bellezza d’avanguardia non deve per forza cercare asilo nelle grandi metropoli.

Le radici come trampolino, non come catene

Forse abbiamo semplicemente frainteso la tradizione. Siamo cresciuti con l’idea che conservare significhi ibernare tutto, mantenere le cose esattamente immobili per paura che cambino o che vengano stravolte malamente. Ma una tradizione che rifiuta in maniera categorica il mutamento si trasforma inevitabilmente in una teca di vetro, in una cartolina sbiadita.
La cultura vive solo se si muove, se si contamina, se osa e la chiesa di Mormanno ce lo ricorda con la forza della sua bellezza: possiamo custodire radici profonde quanto le montagne che ci circondano e, nello stesso tempo, protenderci verso un domani che ancora non conosciamo. Il futuro non è un pacco postale che arriva da lontano, può nascere ovunque. Anche qui, tra i tornanti del Pollino, dentro una chiesa sinuosa che ha il coraggio di guardare avanti senza voltare le spalle alla propria terra. In fondo, le radici non servono mica a rimanere fermi: servono ad avere la spinta giusta per spiccare il volo.

Se vivi in Calabria e non ci sei ancora stato, questo è il periodo perfetto per salire a Mormanno e lasciarti stupire da come la bellezza contemporanea sa dialogare con la montagna. Se invece vieni da fuori e hai una passione viscerale per l’architettura, il design d’avanguardia e i luoghi che sanno reinventarsi, inserisci questa tappa nel tuo taccuino di viaggio: varcare quella soglia bianca, nel cuore del Pollino, ti restituirà la certezza che il futuro sa sorprenderti proprio dove meno te l’aspetti.

Dedicato a tutti i Calabresi, vicini e lontani.
A chi è rimasto nella propria terra, a chi è tornato e a chi vorrebbe ritornare.

Porta con te questo racconto, se ti va.

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