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Campagna Stabilo Boss Highlight the Remarkable
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Sotto la luce del neon: Cosa mi ha insegnato Stabilo sulla mia Sindrome dell’Impostore

Home Chi sono Portfolio Servizi Blog Contatti Home Chi sono Portfolio Servizi Blog Contatti Sotto la luce del neon: Cosa mi ha insegnato Stabilo sulla mia Sindrome dell’Impostore. C’è un’immagine che ultimamente continua a tornarmi in mente mentre riguardo i miei progetti su Behance o quando compilo un nuovo preventivo. È un tratto giallo, deciso, quasi accecante. È il tratto della campagna “Highlight the Remarkable” di Stabilo Boss. In quelle foto d’epoca, donne che hanno cambiato il corso della storia vengono finalmente “tirate fuori” dall’ombra dei loro colleghi uomini grazie a un semplice colpo di evidenziatore. E mentre osservo quel contrasto cromatico così violento e necessario, mi rendo conto di quanto spesso io stessa mi senta come una di quelle figure in bianco e nero: presente, operativa, fondamentale, ma invisibile ai miei stessi occhi. Il rumore dell’ombra. Ultimamente mi pongo spesso domande sulle grandi donne nel mondo del lavoro. Leggo le loro storie e poi torno alla mia scrivania, ai miei file aperti su Illustrator, e mi scontro con un muro invisibile: la sindrome dell’impostore. È quella voce che, mentre definisco la palette per un brand come Sunsara o studio il logo per Alma Boutique, mi sussurra che forse è solo fortuna, che i miei progetti non sono mai “abbastanza”. La campagna di Stabilo, però, mi ha dato una chiave di lettura diversa. Come Visual Designer sono abituata a scomporre le immagini per capirne il funzionamento tecnico, ma questa operazione di DDB Group ha toccato corde che vanno oltre la griglia grafica. Ha parlato della mia professione, ma soprattutto della mia identità di donna nel mondo del lavoro; quelle donne non sono diventate “remarkable” nel momento in cui sono state evidenziate, di fattolo erano già. Il tratto giallo non ha aggiunto valore al loro genio, ha solo costretto il mondo a guardarlo. Highlight the Remarkable: Il potere di un tratto giallo tra Visual Design e Realtà.   “Highlight the Remarkable” è la campagna adv di Stabilo Boss (2018) che celebra le grandi donne.  Guardando Katherine Johnson, Lise Meitner o Edith Wilson, capisco che il tratto giallo di Stabilo non sta scrivendo una nuova storia, sta solo aggiustando la messa a fuoco. Erano lì, competenti e geniali, mentre il mondo guardava altrove. Non erano spettatrici, erano le autrici. Dobbiamo loro il progresso tecnico e il dovere di non restare mai più in secondo piano. Katherine Johnson: Matematica NASA. Senza i suoi calcoli millimetrici, l’Apollo 11 non sarebbe mai atterrato sulla Luna. Le dobbiamo la conquista dello spazio. Lise Meitner: Fisica. Scoprì la fissione nucleare, ma il Nobel andò solo al suo collega uomo. Le dobbiamo le basi della fisica nucleare moderna. Phyllis Robinson: Leggendaria copywriter e prima “Copy Chief” donna in America. Fu il cervello dietro la rivoluzione creativa di agenzie come la DDB, scrivendo campagne iconiche per Volkswagen e Polaroid. Le dobbiamo l’invenzione della pubblicità moderna, più umana e ironica, che parla alle persone e non ai consumatori. Hedy Lamarr: Attrice e inventrice. Sviluppò il sistema di guida radio per siluri. Le dobbiamo la tecnologia alla base di Wi-Fi, GPS e Bluetooth. Bertha Benz: Intraprendente pioniera. Compì il primo viaggio in auto della storia (106 km) per dimostrare al mondo che l’invenzione di suo marito funzionava davvero. Le dobbiamo la nascita del mercato automobilistico e il coraggio di testare le idee sul campo.    Hedy Lamarr  Katherine Johnson  Lise Meitner  Phyllis Robinson  Bertha Benz   Dal punto di vista tecnico del Visual Design, questa campagna è un capolavoro di sottrazione. In un’epoca di sovraccarico visivo, Stabilo ha fatto l’esatto opposto: non ha aggiunto nulla di nuovo, ha solo evidenziato ciò che era già lì, ma ignorato. Il Contrasto Cromatico: L’uso del giallo fluo iconico su fotografie storiche in bianco e nero e virate seppia crea un punto focale immediato. È una lezione di gerarchia visiva: l’occhio cade istantaneamente sulla donna, trasformandola da comparsa a protagonista. Design Etico: Non c’è fotoritocco manipolatorio. La scelta di utilizzare un tratto “umano”, quasi manuale, comunica autenticità. È il design che si mette al servizio della verità storica. Oltre il grigio: Perché ho scelto di evidenziare me stessa. Ho scelto di scrivere di questa campagna perché ultimamente, mi trovo spesso a riflettere sulla figura della donna nel panorama lavorativo contemporaneo. Guardando quelle foto, Katherine Johnson che calcola le traiettorie per la NASA o Phyllis Robinson che attua una rivoluzione creativa, non ho potuto fare a meno di tracciare un parallelo con le sfide che affrontiamo oggi. Spesso, come creative e professioniste, viviamo in quella zona d’ombra della foto non evidenziata. Nonostante i risultati, il portfolio (che potete sbirciare qui sul mio sito) e la dedizione, quella voce sottile chiamata sindrome dell’impostore ci sussurra che siamo lì per caso, o che il nostro contributo non sia poi così “remarkable”. Questa campagna è un promemoria visivo: le donne straordinarie sono sempre esistite, hanno sempre lavorato sodo e hanno sempre cambiato il mondo, spesso senza che nessuno passasse quel tratto giallo su di loro. Il nostro compito oggi è smettere di aspettare che sia qualcun altro a evidenziarci e iniziare a farlo da sole, con consapevolezza e orgoglio professionale. Che poi diciamocela tutta la sindrome dell’impostore non fa distinzioni, ma colpisce tutti: uomini e donne, grandi e piccini, professionisti affermati e talenti emergenti. È quel rumore di fondo che ci accomuna quando temiamo che il mondo si accorga che “stiamo solo improvvisando”. Ma la campagna “Highlight the Remarkable” ci insegna che non dobbiamo aspettare il permesso di nessuno per brillare. Non è solo marketing, è un manifesto che supera i confini del design: ci ricorda che abbiamo tutti il diritto — e il dovere — di reclamare il nostro spazio, qualunque sia il nostro campo d’azione. Quelle donne erano straordinarie molto prima che quel tratto giallo le illuminasse. E lo siamo anche noi: lo sei tu quando chiudi un accordo difficile, quando risolvi un problema complesso in ufficio, quando porti a termine una giornata faticosa o quando finalmente decidi di dare il giusto prezzo alla tua competenza. Il

vanessa cerminara un americano a parigi studio grafico
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Cinema e Visione: il Technicolor di “Un Americano a Parigi”, il film.

Cinema e Visione: il Technicolor di “Un Americano a Parigi”, il film. Esistono momenti in cui il design smette di essere un esercizio tecnico e diventa pura emozione visiva. Per me, uno di questi momenti è racchiuso nei 17 minuti finali di “Un Americano a Parigi”.Non è solo cinema; è un archivio aperto di riflessioni su come il colore possa costruire un mondo. Da Visual Designer, guardo a questo capolavoro non come a un semplice film d’epoca, ma come a una masterclass di composizione, ritmo e identità cromatica Quando il quadro si fa scena La sequenza finale è un omaggio viscerale agli impressionisti francesi. Ogni inquadratura è un “segno” che prende vita: ci si ritrova immersi nelle pennellate di Dufy, nelle atmosfere sospese di Renoir, tra le strade malinconiche di Utrillo e le linee taglienti di Toulouse-Lautrec.Qui la materia pittorica diventa spazio abitabile. È la dimostrazione di come la bellezza non sia un elemento aggiunto, ma il risultato di un pensiero progettuale profondo, dove ogni scelta cromatica guida l’occhio e l’emozione dello spettatore Il Technicolor come strategia comunicativa Negli anni ’50, questo film ha segnato un punto di non ritorno nella grafica pubblicitaria cinematografica. Il passaggio dal bianco e nero alla saturazione del Technicolor non è stato solo un salto tecnologico, ma una scelta di branding rivoluzionaria. Le locandine originali dell’epoca riflettono perfettamente questa visione: non vendevano solo una storia d’amore, ma un’esperienza estetica. Come designer, trovo incredibile osservare come il colore sia diventato lo strumento centrale per trasmettere l’essenza del progetto, trasformando un prodotto commerciale in un’opera d’arte collettiva. Pensare la bellezza oggi In un mondo saturo di immagini veloci, “Un Americano a Parigi” ci ricorda l’importanza di progettare con lentezza e consapevolezza. Ci insegna a trattare ogni progetto – che sia un brand o una locandina – come un’opportunità per unire arte e storytelling in modo coerente. Nel mio quotidiano, cerco di portare questa stessa cura nel trasformare la materia in segno, cercando quel punto di equilibrio dove la forma incontra il significato. E tu, come “leggi” la bellezza? Spesso ci dimentichiamo che le nostre ispirazioni più grandi arrivano da mondi lontani dal monitor. Io ho trovato in questo film un promemoria di quanto sia fondamentale la cultura visiva nel nostro lavoro. Qual è il film, il quadro o l’opera che ha cambiato il tuo modo di vedere il design? Ti capita mai di attingere dal passato per costruire i tuoi progetti futuri? Scrivimelo nei commenti o condividi con me la tua visione: l’archivio è aperto al confronto.

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